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REPORTAGE: LA FRANCE EN COLERE

img_8541 copiaDa ormai 9 settimane il grido è sempre quello: “Macron, démissionne!” (Macron, dimettiti), ma con il passar del tempo le richieste dei gilet gialli sono aumentate: se prima era una protesta contro la tassa sul carburante, ora oltre alle dimissioni di Macron, un presidente che secondo loro non li rappresenta più (e per molti non li ha mai rappresentati fin dall’inizio), vogliono che cada tutto il governo, che ci sia un cambiamento di tutti i politici e uno stravolgimento di tutto il modo di fare politica.

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Manifestanti gilet gialli a Nizza, in pieno centro città, sabato 12 gennaio 2018

 

Perché? Perché ritengono che al governo, attualmente,  ci siano politici che pensano solo ai propri interessi e che tutelano  una piccola élite di privilegiati. Sono stufi che pochi abbiano molto e molti abbiano pochissimo, meno delle briciole.

Chiedono uno Stato in cui ritorni l’uguaglianza sociale e vogliono che i tre pilastri su cui si è basata la  Rivoluzione Francese (Liberté, Égalité, Fraternité) vengano finalmente -e forse per la prima volta- messi  totalmente in pratica.

Durante il periodo natalizio sembravano esser diminuiti; c’è anche chi ha superficialmente ironizzato che avessero preso una vacanza, sottolineando così il fatto che sono dei borghesi come tutti gli altri, non tenendo conto che in realtà molti fra loro avevano allentato un po’ la presa per permettere ai negozianti di non avere troppe perdite in quelle che sono le giornate più lucrative per i commercianti e forse anche per non attirarsi le ire di questi ultimi e dell’opinione pubblica in generale – cosa che avrebbe creato loro un grosso danno d’immagine- o forse per solidarietà sincera, o magari un po’ per entrambi questi motivi, ma di sicuro non perché loro si fossero realmente presi una pausa: il movimento non va in vacanza e, sia come sia, in questi giorni è ritornato più battagliero e più deciso di prima… e anche più organizzato, dal momento che si sono muniti di un servizio d’ordine interno durante le manifestazioni, per cercare di bloccare sul nascere quelli che vengono solo per far casino, per provocare violenza e scontri, insomma, per fermare quelli da cui i veri gilet gialli si dissociano completamente.

 

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Microleone 1°, chi ti credi di essere , per chi ci prendi? Veniamo a prenderti. Sgomberate, tu e i tuoi sbirri
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Madame Brizitte è pregata di venire a prendere il piccolo Manu alla porta dell’Eliseo, come ha richiesto: è stato cacciato!

I loro cartelli hanno slogan diversi, a volte anche ironici, spesso pungenti, ma ieri uno spiccava sugli altri: siamo pacifici, ma determinati.

Determinati, significa che, a detta loro, vogliono andare fino in fondo e per in fondo intendono appunto le dimissioni di Macron. E fin qui sono tutti d’accordo, poi però cominciano le divergenze, perché i gilet gialli sono  gente della strada, cittadini comuni, di diversi strati sociali e di età diverse e, se sono entrambi accomunati dalla collera per il sempre crescente degrado dello Stato Sociale e dal fatto che non si sentono rappresentati da questo Presidente che, ricordiamolo, nella maggior parte dei casi ha ottenuto voti non per se stesso, ma contro la Le Pen, che era andata a tanto così dal diventare lei la nuova Presidente (e va anche ricordato che le ultime presidenziali hanno avuto un altissimo astensionismo: oltre il 25%), sono però divisi su alcuni punti cruciali, uno fra tutti: uscire o restare in Europa?

La signora che vedete nel video, come prima cosa vorrebbe avere il potere d’acquisto, desidera che non ci siano più aumenti, manifesta per avere un miglioramento delle condizioni salariali dei lavoratori (tanto per cominciare che arrivino almeno ad avere il salario minimo sindacale e che questo venga aumentato) e un miglioramento delle pensioni, che devono essere alzate perché le difficoltà sono tante per arrivare alla fine del mese e poi è indignata perché sono 9 settimane che  fanno delle richieste e Macron non fa nessun concreto sforzo per venir loro incontro ; è però convinta che la Francia debba restare nella Comunità Europea e pensa che il movimento dei gilet gialli sia una nuova rivoluzione francese.

 

Il pensionato di quest’altro video, non vuole più aumenti del costo della vita, inoltre è rimasto vedovo ma non ha diritto ad avere la pensione della moglie e anche questo per lui è inaccettabile; riguardo al restare o all’uscire dall’Europa non ha ancora un’opinione precisa e non porta il gilet giallo per fare una nuova rivoluzione francese, perché per lui i gilet gialli non sono dei rivoluzionari ma un movimento che manifesta per il malcontento delle condizioni di vita dei cittadini.

 

 

Mentre questo signore parlava, accanto a lui c’era un ragazzo giovanissimo,  che ascoltandolo gli ha detto che lui non sa nemmeno se riuscirà a prenderla una pensione e allora parliamo dei giovani (che partecipano numerosi a queste proteste).

Per loro la cosa più importante è che Macron si dimetta (e con lui tutto il governo), vogliono che la Francia resti in Europa e sono assolutamente convinti che questa sia la nuova Rivoluzione Francese.

 

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Ci sono anche quelli che sono in collera, molto, molto in collera e  dall’Europa vogliono uscire e  vogliono che in Francia non solo Macron si dimetta e porti con sé tutto il governo,  ma auspicano anche che si formi un nuovo partito di cittadini che abbiano potere decisionale (ad esempio tramite referendum -quello che qui chiamano RIC, Referendum d’Iniziativa Cittadina ndr-), un partito fatto dal popolo  per il popolo e allora la domanda mi è sorta spontanea: conoscete il Movimento Cinque Stelle italiano?

E la risposta è stata che  lo conoscono, eccome, e alcuni di loro sono anche simpatizzanti dei pentastellati italiani (che però, non chiedetemi perché, tendono a chiamare quatre étoiles, quattro stelle, forse per un lapsus freudiano).

 

Ad ogni modo guardano con simpatia ai cinque stelle nostrani,  ma ritengono che abbiano fatto un errore che loro, quando andranno al governo (perché di questo sono fermamente convinti: il movimento dei gilet gialli andrà al governo), non faranno: Di Maio e i suoi si sono alleati con quello che giudicano come l’equivalente del  Front National (forse perché hanno visto la “liaison” che c’è fra Salvini e Marine Le Pen) e loro non si alleeranno mai all’estrema destra pur di governare.

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Per alcuni di questi “en colère”, la Francia deve ritrovare i propri confini e riportare l’eguaglianza sociale de facto e non solo a parole. Sono arrabbiati “con i politici che difendono solo gli interessi dei ricchi (Macron in testa, perché, a detta loro, ha fatto promesse che non ha mantenuto), con l’Europa che li ha portati alla miseria grazie a leggi inique che non tengono conto delle reali necessità dei francesi e che porta avanti delle guerre solo per arricchire i produttori di armi e i governi plutocrati”  e sono in collera anche “con  i media delle televisioni come TF1, BFM e con tutti i giornalisti che servono gli interessi del governo manipolando le notizie, ma solo con loro, non con i giornalisti indipendenti o che comunque non nascondono la verità dei fatti; fatti che comunque poi vengon fuori, grazie a Internet“.

Insomma, pare che ultimamente la Francia si svegli ogni giorno più incazzata e abbia molta voglia di cambiare.

 

Personalmente, ogni volta che sento gente che caldeggia il cambiamento, penso sempre a “Il Gattopardo”, ma poi mi taccio, dicendomi che probabilmente sono io che sono fatta male.

 

 

© Monica Cillario

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