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I GILET GIALLI SARANNO I NUOVI GRILLINI FRANCESI?

img_5282 copiaLunedì scorso, mentre a Nizza andavo a far la spesa da Carrefour,  ho incontrato i miei primi gilet gialli.

Erano ad una delle rotonde della periferia della città: avevano creato un presidio fisso in cui stazionavano da alcuni mesi; c’era un cartello con scritto: venite a bere un caffè qui con noi.

Io mi ero ripromessa di ritornare nei prossimi giorni, per prendere quel famoso caffè che proponevano e per far loro, se possibile, qualche domanda, però… martedì scorso (ossia il giorno dopo a quando io son passata da quella parti -quando si dice la sfiga-), la polizia è venuta con le ruspe e li ha fatti sgombrare per occupazione di suolo pubblico.

Non erano violenti, non hanno mai distrutto nulla, ma alla prefettura di Nizza hanno deciso che fosse il caso di levarli da lì per disperderli.

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In realtà io son sicura che avrò altre occasioni per incontrarli, e dico questo poiché son certa che il loro movimento non finirà tanto presto.

Hanno già il loro posto nella storia di wikipedia e quello che mi domando è se per caso non ne avranno poi anche uno nella storia della politica e del governo francese, dal momento che si ventila l’eventualità che formino un partito politico. Questo però potrebbe essere il loro punto di svolta: il passaggio da movimento di protesta di  liberi cittadini a un movimento politico potrebbe essere il loro trampolino di lancio per un’ascesa verso un posto al prossimo governo, oppure potrebbe essere la loro pietra tombale.
In tutto questo, seguendoli da mesi in televisione e sui giornali francesi, mi chiedo anche se non siano, in qualche pur remoto modo, un frutto nato dal seme dei pentastellati nostrani: punti in comune ne hanno non pochi, a cominciare dal fatto che sono nati come un movimento di protesta di semplici cittadini che sono stufi del modo di fare politica alla vecchia maniera, altrimenti detto: sono stufi di vedere i soliti privilegi nelle mani dei soliti politici.

Ovviamente io sto parlando dei gilet jaunes che manifestano pacificamente, non di quelli che spaccano tutto, perché questi ultimi non sono dei gilet, sono dei casseurs (degli estremisti, dei vandali) da cui  molti fra gli stessi gilet gialli cercano in tutti i modi di prendere le distanze.  E altrettanto ovviamente ritengo che poi, se davvero diventeranno un partito, alla fine dei giochi, certo non subito ma fra qualche anno, una volta assaggiato il sapore del potere, non si mostreranno diversi da tutti gli altri. Ma sto correndo troppo: diamo tempo al tempo, che è sempre galantuomo.

I gilet gialli francesi hanno comunque davanti a loro un osso duro, perché Macron, per quanto la sua popolarità sia ormai ai minimi storici, non sembra aver alcuna intenzione di lasciare il governo, come chiedono a gran voce tutti quelli di questo movimento e anzi, pare voglia scriver loro ( e a tutti i francesi) una bella lettera in cui spiegherà perché non si dimetterà.

Attendo con curiosità di leggere questa lettera, ma sono anche curiosa di vedere come andrà a finire questa protesta che non è una protesta qualunque, tanto più che i francesi hanno sempre preferito, storicamente, lavare in casa i loro panni sporchi pur di mantenere viva la loro  leggendaria grandeur, mentre ora  hanno deciso di gridare a gran voce che sono alla fame, che faticano ad arrivare alla fine del mese, che non ne possono più di essere massacrati di tasse e che vogliono che le cose cambino, in Francia come nella Comunità Europea.

Insomma, io ho la netta sensazione che ormai il re sia nudo e a proposito di re… sappiamo bene che fine fanno qui in Francia le “teste coronate”.

 

© Monica Cillario

 

 

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