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Il club dello sternuto, ovvero il Touring Club Italiano

 

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Prima di tutto devo confessare una cosa: ad ispirarmi per la stesura di questo pezzo è stato lo scrittore Massimiliano Parente e il suo Commento di qualche giorno fa sul Giornale. A colpirmi è stata la frase finale: “Il turismo è un business irrinunciabile, ci mancherebbe, viva il turismo, ma il turista è sempre uno scemo che si muove troppo.”

Turista, come parola, deriva dall’inglese tourist e dal francese touriste e indica chi pratica il turismo; chi viaggia e soggiorna per turismo fuori dalla sua sede abituale.

E il turismo? Cos’è?

Secondo il vocabolario Treccani, deriva dal francese tourisme, che ricalca l’inglese tourism, che a sua volta riprende il francese tour -giro, viaggio- ed è l’insieme di attività e servizi a carattere polivalente che si riferiscono al trasferimento temporaneo di persone dalla località di abituale residenza ad altre località per fini di svago, distrazione, cultura, cura, sport, ecc.

Personalmente sono dell’idea che, oggigiorno, il viaggiatore sia da preferire al turista, perché con l’avvento della società di massa anche il turismo è diventato di massa e, a costo di diventare antipatica ai vostri occhi, penso che la massa abbia la  tendenza a far gregge e a non pensare con la propria testa; il turista dei tempi in cui viviamo va dove lo porta la moda del momento, ossia nei luoghi che sono in voga e sono in voga soprattutto perché sono molto frequentati, poco importa poi cosa realmente ci sia o meno da vedere e da visitare. Ma sull’argomento vi consiglio di leggere il già citato Parente.

Io sono partita da lui per arrivare ai tempi in cui il turista era ancora un viaggiatore che preparava con cura il suo itinerario, leggendo con attenzione le carte e i libri del Touring Club Ciclistico Italiano, il TCCI (e da qui la scherzosa definizione di Club dello Sternuto); poi divenuto Touring Club Italiano ( perché con l’avvento dell’automobile perse  la “C” di ciclistico).

Ricordo mio padre, che prima di portarci a fare un viaggio leggeva le guide rosse (e anche quelle verdi, a seconda se la località era italiana o estera) del Touring Club per scegliere l’itinerario più conveniente alle nostre esigenze e per informarsi su tutto quello che bisognava sapere del posto in cui ci avrebbe portati: storia, arte, costumi, eccetera. Certo, non prendeva prima una laurea, ma si informava e sul posto giungeva preparato in anticipo: era un viaggiatore, insomma, non un turista (e anche mia mamma era una viaggiatrice e non una turista).

Alla me bambina, quei libri un po’  di noia la regalavano, lo ammetto, ma in questi giorni  ho ripensato alla biblioteca di viaggio dei miei genitori e ho cominciato a pormi delle domande e a scoprire un po’ di cose…

La sera dell’8 novembre 1894, in un albergo del centro di Milano, cinquantasette gentiluomini danno vita a quello che poi passerà alla storia come il Touring.

Questi uomini, appassionati di turismo in bicicletta, di touring -come si dice all’inglese- sono i tipici esponenti di quella borghesia post-risorgimentale, aperta al nuovo, che crede nel Progresso e nell’elevazione del popolo attraverso la cultura, la scienza, l’adozione dei ritrovati tecnici e anche l’esercizio fisico. Siamo all’epoca del ballo Excelsior, delle grandi Esposizioni Universali, delle università e delle biblioteche “popolari”.

Il Touring , fin dai primordi, si proponeva di pubblicare itinerari, con carte precise; e in quelle prime carte erano segnate anche le fontanelle a cui dissetarsi e -novità assoluta- erano riportati i profili altimetrici, utili a chi doveva spingere per le strade le robuste ma pesanti biciclette di allora.

La bicicletta è il primo, pratico e relativamente economico, mezzo individuale di trasporto creato dall’uomo. Era figlia del “Celerifero” del 1791, della “Draisina“del 1817 e dei giganteschi bicicli del ventennio 1870-90; via via acquistò la struttura e l’aspetto che poi manterrà nei secoli a venire.

L’avvento della bicicletta è stato un fenomeno di costume di portata epocale (e per il quale occorrerebbe un articolo a parte): questo nuovo mezzo di trasporto minacciò infatti di buttare all’aria le tradizioni estetiche e sociali e anche il senso della dignità formale. Come tutte le novità, all’inizio spaventò e provocò ostilità.

Gli amministratori pubblici prima la osteggiarono e poi la tassarono. I primi “biciclisti” vennero presi in giro; per i sacerdoti e per le donne era assolutamente disdicevole cavalcare quei trabiccoli.

Insomma, i ciclisti degli albori  non ebbero vita facile, anche perché le strade erano un disastro, in quanto lo sviluppo delle ferrovie aveva indotto a trascurarle.

Il giornale milanese “La sera” pose ai suoi lettori il quesito: che differenza passa fra una bestia e un ciclista?; ma il “Corriere della Sera” fu invece schierato pro ciclismo fin da subito (lo stesso fondatore e direttore -Eugenio Torrelli Viollier- era fra gli appassionati ciclisti); al Sud, anche Edoardo Scarofiglio e Matilde Serao erano nella schiera degli entusiasti sostenitori della bicicletta come mezzo del futuro.  Il fisiologo Paolo Mantegazza, in risposta ai medici che giudicavano il ciclismo pericoloso per la salute, rispose che la bicicletta era “il trionfo del pensiero umano sull’inerzia della materia“.

Su questa scia,  fu proprio il Touring a indire una gara per componimenti poetici in lode della bicicletta.

Per lo storico Valerio Castronovo, nel primo decennio del Novecento, la comparsa della bicicletta “fu il segno più tangibile e appariscente di una nuova stagione dei consumi privati”.  E in questi consumi comincia ad avere un posto significativo il viaggiare per conoscenza, per amore del moto o per la scoperta della natura e delle città.

Nello sviluppo del turismo le associazioni o club di viaggio hanno tutti analoghi scopi di di tutela e mutua assistenza degli associati; alcuni conservano nel tempo questa fisionomia, mentre altre allargano i propri orizzonti e tra quelli che si trasformano più rapidamente e più profondamente c’è proprio il Touring Club Italiano e il “Corriere della Sera”, tracciando il bilancio dei primi cinque anni di vita del Touring, scrive: “non è una delle solite società di sport e relativo perditempo, ma bensì un’istituzione scientifica e patriottica; scientifica, perché per far conoscere l’Italia agli italiani fece più essa in cinque anni che dieci accademie in dieci lustri; e patriottica, perché contribuendo a far sempre più conoscere il nostro paese, contribuisce a farlo sempre più amare.

Ovviamente, nel frattempo fece anche cose pratiche: cominciò  fin da subito a difendere ciclisti e  (in seguito) automobilisti, aiutandoli e assistendoli sia sulle strade che nei tribunali.

Dal 1895 iniziò a pubblicare una rivista mensile, preparando guide e carte-itinerari e dal 1897 mise in opera i primi cento “pali indicatori” (in tutto  collocherà 700 mila cartelli di segnalazione). Distribuì lungo le strade cassette di riparazione e di pronto soccorso e poi anche latte di “essenza” (ossia la benzina); in tutta Italia costituì una rete di consoli (suoi rappresentanti e assistenti dei turisti), di medici, farmacisti, avvocati, meccanici, alberghi affiliati e si battè anche per le agevolazioni doganali, di trasporto e fiscali.
Accanto a questo lato pratico, esaltò il mito del progresso, il paternalismo pedagogico, un patriottismo a tratti anche un po’ retorico, il nazionalismo del far fare bella figura all’Italia, insomma: tutte  virtù e  debolezze di quella società tipicamente borghese di cui il Touring fu espressione.

Va da sé che un Touring con queste caratteristiche non poteva che aderire all’esaltazione dei valori nazionali con cui il fascismo si presentò fin da subito. La convivenza però non fu facile: il fascismo, così accentratore in tutte le sue forme, tollerò un’associazione privata, ma con un prezzo da pagare. Ci furono ripetuti tentativi di “inquadramento”, compreso il trasloco della sede centrale da Milano a Roma; vennero portate avanti ripetute chiamate a render conto, ripetuti controlli, estenuanti domand; si giunse persino alla ridicola decisione di cambiare quel nome straniero : nel 1937 il Touring divenne Consociazione Turistica Italiana.

Va detto che il preteso antifascismo del Touring (causa che si tentò di perorare nel dopoguerra), non è mai esistito; il Touring non fu antifascista per una sola e semplice ragione: non poteva esserlo, perché la partita si giocava sulla questione  di sopravvivere o venire cancellati.

Inoltre,  fra gli ideali dell’associazione c’erano da sempre quelle posizioni irredentiste che prendevano spunto dal Risorgimento incompiuto e che erano gli stessi della borghesia patriottica “illuminata”.

Questo nazionalismo trovò una sua espressione nella “Guida d’Italia”, che nasceva dal desiderio di affrancarsi da quella sorta di monopolio che il Baedeker si era creato anche per gli stessi viaggiatori italiani in Italia. In questa Guida, il Touring si tuffò nell’impresa di far conoscere l’Italia oscura e dimenticata soprattutto nei volumi dedicati alle regioni meridionali.

La Guida, in 23 volumi (quelli con la classica copertina rossa), è stata diffusa in circa otto milioni di esemplari e il fatto che fosse prodotta e pubblicata  a spese del Touring (grazie anche alle quote associative), ha sempre fatto di quest’opera un prodotto genuino e originale, perché libero dai condizionamenti di mercato.

Quei volumi rossi  erano ben allineati negli scaffali della libreria dei miei genitori e ora lo sono nella mia, ma son certa che facciano capolino anche nelle case di molti di voi.

Personalmente sono convinta che, oggi più che mai,  leggerli prima di partire per raggiungere una meta vacanziera sia una delle cose che fanno la differenza fra  “uno scemo che si muove troppo” e il viaggiatore.

 

 

 

© Monica Cillario

 

 

 

 

 

 

 

 

4 pensieri riguardo “Il club dello sternuto, ovvero il Touring Club Italiano Lascia un commento

  1. Che bel post. Io ho un padre che è stato per una vita iscritto al Touring, ho avuto le guide Touring in casa per tutta la vita, ora mi sono iscritta anche io ormai da 4 anni e faccio la volontaria con il Touring aprendo luoghi altrimenti inaccessibili. Grazie.

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  2. Anche a me è piaciuto moltissimo. Attratta dall’insolito titolo ho poi letto il testo così scorrevole ma pieno di contenuti da catturare la mia simpatia per il tuo modo di raccontare la storia. Faccio parte del mondo del volontariato touring in una bella città emiliana.
    Mi riconosco nei valori dei “padri fondatori”, validi allora come ora e anche di più.
    I miei figli usano ancora oggi le guide che ho acquistato da giovane mamma per organizzare i viaggi di famiglia, proprio come facevano i tuoi genitori.
    È stato bello ricordare!
    Touring è un patrimonio da condividere

    Piace a 1 persona

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