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MIGRANTI E TRATTA, UN FENOMENO COMPLESSO

Dobbiamo cercare di capire chi sono gli immigrati che arrivano e perché arrivano, altrimenti non riusciremo mai a comprendere il fenomeno dei flussi migratori e men che meno a risolverlo.

 

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L’intervento di Don Aldo Bonaiuto durante l’incontro su “Migranti e Tratta: l’etica del giornalista nel raccontare le migrazioni”

 

Sui migranti è doveroso riportare dati oggettivi. E un dato oggettivo è sicuramente che le cifre non sono numeri da invasione, però la percezione dell’opinione pubblica è che siamo invasi.

Aiutarli a casa loro può essere una buona strategia (tra l’altro consigliata da molti vescovi che stanno in Africa e che hanno quindi il polso della situazione locale); ma è comunque un processo che durerà alcuni decenni, anche se come programma di governo viene diffuso come qualcosa di fattibile in pochi mesi e l’opinione pubblica fino ad ora ha mostrato un totale disinteresse riguardo a cosa significhi realmente la frase “aiutiamoli a casa loro” ( più volte pronunciata da diversi schieramenti politici -anche in antitesi tra loro-).

Il fenomeno migratorio a cui stiamo assistendo in questi anni, nasconde, in concreto, una vera e propria tratta degli esseri umani, tratta la cui parola riassuntiva è “complessità”, nel senso che è qualcosa di estremamente intricato, non riducibile a  pochi slogan elettorali.

I flussi migratori sono nati a metà degli anni ’90 del secolo scorso. Se si perpetuano da oltre venticinque anni è perché ci sono, anche se non ce ne rendiamo conto di primo acchito, delle organizzazioni criminali che interloquiscono con altre istituzioni, direttamente o indirettamente (ed è anche e soprattutto per questo che il fenomeno è, come ho detto  poc’anzi, complesso).

Un altro dato oggettivo è che la nostra popolazione vive un declino demografico che è iniziato a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, perché importanti sono state le perdite, in termini di vite umane (militari e anche civili) delle due grandi guerre: 15 milioni di morti nella Prima Guerra Mondiale e 50 milioni di morti nella Seconda.
I demografi ci fanno sapere che dal dopoguerra in poi non sono nati circa 5 milioni di italiani: a parte fra il 1964 e il 1965, che è stato un anno “magico” di boom demografico, gli altri anni, a livello di nascite, sono stati in perdita.

Noi italiani  non abbiamo una sviluppata componente dell’accoglienza, perché siamo stati un paese di immigranti e solo dal 2008-2010 i paradigmi sono mutati.

Fino al 2007-2008, il migrante che veniva da noi, nonostante le polemiche, poteva comunque fondamentalmente essere aiutato.
Con la crisi economica, a partire dal 2008 in avanti, il migrante ha cominciato ad essere visto come un concorrente, qualcuno che mina i nostri diritti di base.

La questione ovviamente è molto articolata,  ma può essere riassunta così: la crisi economica è un fattore che genera paura e c’è un fastidio crescente perché i migranti vengono visti come quelli che portano via abitazione e lavoro a chi ha perso tutto a casa propria.

Al di là di tutte le polemiche, è un fatto che noi siamo un polo attrattivo della forza lavoro internazionale, e se non ci domandiamo da dove viene questa gente e soprattutto perché viene, qualsiasi nostra analisi risulterà sterile.

Dobbiamo cercare di capire chi sono questi immigrati che arrivano e perché arrivano, altrimenti non riusciremo mai a comprendere il fenomeno dei flussi migratori e men che meno ad affrontarlo seriamente.

Più volte si sente dire che, guarda caso, tutti gli immigrati -o comunque la stragrande maggioranza di loro- sono giovani e potrebbero quindi starsene a casa propria e darsi da fare per migliorare le condizioni dei loro Paesi di origine.

Indipendentemente da ogni critica, più o meno costruttiva, che si potrebbe muovere a questo discorso, la prima cose che si deve invece tener presente è che la maggior parte dei migranti che vengono da noi ( e per noi intendo l’Italia come l’Europa) provengono da paesi in cui la sopravvivenza media di vita non arriva oltre i 29 anni di età e dunque è giocoforza che siano giovanissimi e inoltre il turnover di gruppi che arrivano è molto alto.

La destabilizzazione della Libia, con buona pace dei francesi, negli ultimi tempi ha aumentato il numero di sbarchi sulle nostre coste. “Aumentato” non significa però che la questione Libia sia la madre di tutti i mali.

Finché Gheddafi governava, aveva un suo esercito composto per la maggior parte da truppe di mercenari che, dopo l’uccisione del dittatore, sono tornati nei loro paesi di origine e sono entrati nei rispettivi eserciti (ad esempio in quello tristemente noto di Boko Haram).

Quello della “diaspora” delle truppe di Gheddafi è un altro fenomeno complesso in cui entrano in gioco diversi fattori che sarebbe controproducente, oltre che stupido, liquidare con un semplice ragionamento secondo cui il cambio di governo libico sarebbe la causa degli sbarchi in Italia e risolvere la situazione libica equivarrebbe a risolvere il problema: la cosa è un po’ più complicata di così, anche se fa comodo darla in pasto all’opinione pubblica come la soluzione di tutto.

Perché dico questo? Per esempio perché esiste una città chiamata Benin City: si trova in Nigeria e sta a metà strada con il Laos.
Benin City ha un afflusso di trenta-quarantamila nuove persone l’anno, perché tutt’intorno si sta consumando un disastro ambientale incontrollabile causato dalla proliferazione dei pozzi petroliferi. Per nessuna città del mondo è possibile incorporare un numero così alto di persone ogni anno ed è quindi ovvio che da Benin City parta un grandissimo flusso migratorio  che di sicuro non si fermerà solo perché al resto del mondo non piace più che ci siano i fenomeni migratori. Dunque, al momento, questo flusso da Benin City non è arrestabile; e i flussi generano tratte.

 

In questo caso la tratta riguarda soprattutto giovani donne usate per la prostituzione. Torino è il punto centrale della tratta delle prostitute nigeriane che provengono per la maggior parte proprio da Benin City e questa tratta è in mano alla mafia albanese; in pratica le strade della prostituzione appartengono alla mafia albanese, che è la terza industria illegale più grande del mondo.

In Italia la prostituzione non è reato, il reato è favorirla.

Visto che è di fatti che bisogna parlare, allora va detto che nel nostro Paese ben 9 milioni di persone vanno con prostitute. Se si vuole indebolire la criminalità organizzata, bisogna colpirla nel portafoglio e per farlo occorrerebbe, per cominciare,  che le prostitute non avessero clienti: questo libererebbe la società dalla tratta della prostituzione e dalla malavita ad essa collegata e, cosa non meno importante, libererebbe tante povere ragazze sfruttate. Ciò che  ho appena scritto sarebbe auspicabile, ma quanto sia fattivamente  realizzabile lo lascio immaginare ad ognuno  di voi.

Perché una donna nigeriana vittima della tratta della prostituzione  possa riscattarsi e tornare libera, occorrono dai 60 ai 120mila euro da dare ai suoi aguzzini.

Queste donne non vengono in Italia con l’intento di prostituirsi: spesso giungono qui con l’inganno, senza sapere di essere state in realtà vendute per 2000 o 3000 euro da un cugino, da un fratello o comunque da un parente.

Quelli che ho elencato sono solo alcuni dei dati (peraltro concreti) legati al complesso fenomeno migratorio, ma è da questi che occorre partire parlando di immigrazione, se non si vuole limitarsi a slogan che lasciano il tempo che trovano.

© Monica Cillario

(Dalla giornata dedicata a “Migranti e tratta: l’etica del giornalista nel raccontare le migrazioni” svoltasi a Roma, 19 maggio 2018)

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