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La prima volta della Formula E a Roma

Winnersbw copiaSul podio sono saliti: Sam Bird, Lucas di Grassi e Andre Lotterer, rispettivamente primo, secondo e terzo classificato.

Alcuni hanno definito Bird  “il nuovo re di Roma”, ma questi e altri particolari li potete tranquillamente trovare  nelle notizie dei giornali  sportivi, molto più precisi e dettagliati di me, dal punto di vista tecnico.

Personalmente vorrei invece farvi una cronaca delle due giornate di Gran Prix di Formula E dal punto di vista di chi ha dovuto coprire l’evento come fotografo e giornalista.

Io e un collega siamo saliti in auto venerdí 13 aprile intorno alle 9 del mattino per andare a ritirare i pass stampa: giunti a pochi chilometri dall’imbocco dell’Eur, provenendo da ponte Marconi, abbiamo trovato una coda lunghissima (ma ce l’aspettavamo), quello che non ci attendevamo invece, erano i vigili maleducati. Il primo a cui abbiamo chiesto indicazioni per raggiungere Piazzale degli Archivi, ci ha risposto in modo isterico, dicendo che non sapeva quali strade fossero aperte e ci ha detto seccamente di proseguire dritti e poi di chiedere indicazioni più avanti.

Abbiamo fatto come ci ha “consigliato” e dopo poco ci siamo ritrovati in un altro imbottigliamento con un nuovo vigile; chiediamo indicazioni e questi, come prima cosa, ci dice di proseguire e di non fermarci perché non poteva parlare con tutti gli automobilisti; il mio collega ha prontamente cominciato a chiedergli informazioni in francese e  a quel punto il vigile ci ha dato retta e ci ha degnati di una risposta (in italiano), dicendoci anche lui di andare sempre dritti e poi di ridomandare altre informazioni più avanti.

Io capisco che fare il vigile urbano in una città come Roma sia frustrante, capisco anche che farlo in una città come Roma e in un giorno in cui stai per chiudere al traffico un’arteria principale come la Cristoforo Colombo per un avvenimento di portata mondiale come il primo Gran Premio di Formula E  della storia di Roma, sia ancora più frustrante, ma tu, vigile urbano, dovresti anche cercar di capire che non sei il solo uomo al mondo che lavora e che si guadagna il pane col sudore della fronte.

Comunque, mentre facevo fra me e me queste amare considerazioni, siamo riusciti ad arrivare all’Eur. Molte strade erano chiuse al passaggio, il navigatore era già andato in tilt due volte e io cominciavo a temere che non saremmo riusciti a ritirare i pass in tempo per la conferenza stampa.

Intanto vedo un auto dei vigli urbani piazzata al centro della strada, ci dirigiamo verso di loro, io mi faccio coraggio, spiego che siamo due fotogiornalisti e dobbiamo ritirare i pass stampa a Piazzale degli Archivi.

Piazzale degli Archivi?” E dov’è?” mi dice una delle due vigilesse sedute in macchina.

Veramente io stavo per domandarlo a lei, dov’è Piazzale degli Archivi

Noi non siamo della zona, però aspetti, ora cerco su Google map

Il cellulare della vigilessa non prende, Google map si apre con una lentezza da bradipo e io ormai sono certa che alla conferenza stampa non ci arriveremo mai.

Vedo un passante e con un lampo di genio chiedo a lui dove si trovi il famigerato piazzale e sono fortunata perché il signore è della zona e mi dice che devo attraversare Viale dell’Arte, perché il piazzale che cerco non è lontanissimo in linea d’aria, però è dall’altra parte della strada rispetto a dove siamo noi. Parcheggiamo vicino alle poste centrali e ci avviamo a piedi.

Arrivati al viale ci sono già transenne e sbarramenti ma il caos regna sovrano perché, anche se i giorni del Gran Premio sono oggi e domani (e quindi in teoria tutto avrebbe già dovuto essere stato montato almeno da ieri), le squadre di operai sono ancora al lavoro. Vedo un uomo con la tuta arancione che sembra essere della sicurezza e gli spiego che siamo fotogiornalisti e dobbiamo andare a Piazzale degli Archivi per ritirare i pass stampa e gli domando dove possiamo atrraversare, dal momento che il piazzale si trova dall’altro lato degli sbarramenti. Quello mi risponde che per passare dobbiamo avere i pass. Con calma gli rispiego tutto, ossia che siamo fotogiornalisti (e intanto gli mostro le lettere di accredito) e che i pass, per averli, dobbiamo ritirarli, ma per ritirarli dobbiamo attraversare, perché il centro stampa si trova proprio dall’altra parte.

Il tipo mi dice che comprende il mio problema ma non può aiutarmi perché non si può passare senza pass e mi consiglia di costeggiare il viale verso destra per provare a trovare un varco aperto più avanti. Provo debolmente a fargli presente che il piazzale che cerchiamo però, si trova dall’altro lato e verso sinistra, ma so già che tanto sarà inutile e infatti così è, poiché il tipo insiste a farci costeggiare verso destra. Facciamo almeno 50 metri prima di trovare una sorta di varco e provare a passarlo, ma anche lì un tizio della sicurezza ci ferma dicendoci che dobbiamo avere i pass. Rispiego per l’ennesima volta che i pass dobbiamo ritirarli, mostro le lettere di accredito, spiego che dobbiamo andare dall’altro lato del viale per raggiungere il piazzale e bla e bla e bla, ma è tutto inutile: costeggiate il viale a sinistra e andate giù.

Gli dico che ilsuo collega ci ha detto l’esatto contrario, però quello, più gentile ma altrettanto deciso, ci dice di costeggiare tutto il viale verso sinistra e di andare giù “ fino in fondo al viale, dove c’è un semaforo e la zona non è transennata e quindi di sicuro è attraversabile”. (Ma il media center non è in fondo, è a metà, però la cosa non ha nessuna importanza, tanto i chilometri con lo zaino dell’attrezzatura in spalla li dobbiamo fare noi, mica lui).

Andiamo fino in fondo al viale, troviamo il semaforo e alla fine riusciamo ad attraversare, ma… dove si trova il media center? Nessun cartello e dico nessuno(!) che indichi la direzione del media center. Trovo un altro vigile e gli chiedo dove sia il media center di Piazzale degli Archivi. Questo mi dice che il piazzale  è alla mia destra, ma ha visto diversi giornalisti dirigersi a sinistra, diretti al Palazzo dei Congressi. A quel punto però l’esperienza pregressa di altri Gran Premi e di altre organizzazioni FIA viene in aiuto mio e del mio collega: sappiamo che i pass si ritirano al media center e i gilet da un’altra parte (in questo caso probabilmente al Centro Congressi). Salutiamo il vigile (che se non altro ci ha risposto cortesemente), ci dirigiamo al Piazzale, troviamo finalmente il media center, ritiriamo i pass e, ormai in un bagno di sudore, raggiungiamo il Centro Congressi per ritirare le pettorine fotografi e stampa.

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In tutto questo, non uno che ci abbia fermati per controllarci le borse.

 

Ormai non ho più nessuna speranza di riuscire a fotografare Alejiandro Agad, Virginia Raggi, Jean Todt e Angelo Sticchi Damiani ma… non tengo presente un fattore fondamentale: a Roma tutti arrivano sempre in ritardo, anche i sindaci e i presidenti e gli amministratori delegati e dunque quando raggiungo la sala, la conferenza stampa è ancora in pieno svolgimento. Tiro un sospiro di sollievo e comincio a fotografare.

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Poi mi fermo, in attesa che la conferenza finisca e intanto Lisa, la mia cagnolina, fa capolino dalla borsa. Virginia Raggi la vede e accenna un sorriso. La conferenza finisce, la Raggi e gli altri si avviano ai paddock e io e i miei colleghi  li seguiamo per le foto di rito. Alcuni  mi dicono che sarebbe bello se la Raggi si mettesse accanto ad una macchina di Formula E: verrebbe una splendida foto. Dopo poco la sindaca mi passa accanto, vede Lisa e sorride di nuovo, a quel punto prendo coraggio e le chiedo se sarebbe possibile farle una foto accanto ad una macchina da corsa. Mi aspetto un  no e invece lei  mi dice: “ certo, volentieri, però io sono ospite qui, devo chiedere  se si può”.

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Il protocollo prevede che Virginia Raggi debba parlare con il personale tecnico, poi arrivano degli addetti alla vigilanza che vogliono un selfie con lei, poi una mamma le dice che suo figlio vorrebbe una foto e la giovane sindaca non si tira indietro e spiega al bimbo che sta vivendo un momento importante perché quelle che vede sono auto eletrriche: “se ti chiedi cosa stai facendo qui, beh, sappi che stai vivendo il futuro”. Il bimbo  la ascolta, sorride per la foto e lei con lui.

Poi la Raggi incontra qualcuno dello staff Jaguar che le spiega alcuni dettagli tecnici e lei in un inglese fluente gli risponde e gli fa altre domande. Intanto il tempo è passato e quindi addio foto davanti alla macchina. Però non è colpa sua. Concede una breve intervista alla stampa e prima di rispondere alle domande si accerta che tutti, giornalisti e fotografi,  abbiano trovato un posto per ascoltare e anche questo mi sembra gentile da parte sua (perché so per esperienza che  non è cosi scontata come attenzione verso la stampa). Quando ha finito di rispondere alle domande dei giornalisti, le chiedo se possiamo farci una foto io e lei visto che quella davanti alla macchina non l’abbiamo fatta; mi dice “sì, certo” e aggiunge “che bello poter andare a lavorare con il proprio cane; come si chiama?”

Lisa, la mia cagnolina si chiama Lisa”.

Ciao Lisa”.

Ciao sindaca, penso io; non ti ho votata e non voto il tuo partito, però da domani di te come persona avrò un’idea diversa da quella che mi ero fatta attraverso certa stampa: non la pensiamo allo stesso modo, politicamente parlando, ma sei una persona gentile e disponibile verso la gente e anche verso i fotografi e i giornalisti e questo è sicuramente un punto a tuo favore.

La prima giornata finisce qui; mentre torniamo alla macchina sento alcune persone che dicono: “Se non altro con questo evento si sono decisi a dare una bella ripulita alla zona, erano anni che non succedeva”.

Il giorno dopo c’è il Gran Premio. Un mio collega viene fermato prima di entrare nella zona del circuito: gli chiedono di aprire lo zaino; lui lo apre. Gli trovano macchine fotografiche e obiettivi.

Lei non può entrare con le macchine fotografiche

Sta scherzando?

No, non si possono portare le macchine fotografiche, è vietato”.

Il collega mostra all’addetto alla sicurezza il pass stampa e il gilet con su scritto fotografo e gli dice: “Io sono un fotografo accreditato, lo vede il pass che ho al collo? Sono qui per fare foto, se non porto le macchine fotografiche, mi spiega come faccio a lavorare?”.

Il tipo della sicurezza non è convinto e chiama via radio qualcuno e così scopre che i fotografi accreditati possono portare le macchie fotografiche.

A me viene in mente che Aleijandro Agad alla conferenza stampa del giorno prima aveva detto che in nessun altro posto aveva trovato un’organizzazione ottima come quella di Roma. Sicuramente non si riferiva all’organizzazione riservata alla stampa.

In compenso nei paddock ad un certo punto è arrivata una famiglia: padre, madre e figlio, senza nessun pass. L’addetto alla sicurezza li ha fermati e ha chiesto come diavolo erano riusciti ad arrivare fino a lì. Quelli hanno detto, pacifici: “siamo arrivati da là” (indicando un cancello aperto). L’addetto non transige e li rimanda da dove sono venuti, ma intanto continua a chiedersi fra sè e sè, come cavolo abbiano fatto a superare i controlli di sicurezza ( e ce lo domandiamo anche noi).

Circa una trentina di fotografi hanno perso l’occasione di fotografare la  griglia di partenza della gara perché sono stati mandati nel posto sbagliato, o meglio perchè per i fotografi hanno fatto un pre-grid in un’altra zona della pista (di cui solo pochissimi erano stati informati); la zona del podio invece, a fine gara, è stata presa d’assalto dal pubblico -che i pochi addetti alla sicurezza non sono riusciti a contenere- e la calca ha reso difficilissimo riuscire a scattare foto con un minimo di tranquillità e di spazio per muoversi.

Comunque: i biglietti del Gran Premio sono andati sold out nel giro di mezz’ora. Ci sono stati circa 30mila spettatori. Il tempo ci ha graziati perché non ha piovuto. L’evento (che nei tre anni in cui si svolgerà porterà alla città di Roma un introito di circa 60 milioni di euro),  si è svolto senza alcun incidente.

E inoltre, alla fine, gli addetti del media center ci hanno invitati ad esprimere su un foglio i consigli su come migliorare l’organizzazione: sto ancora scrivendo…

© Monica Cillario

 

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