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L’altra sera c’era un fantasma nella stanza

 

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Prendo spunto da un libro che sto leggendo per raccontarvi una storia vera, che mi è accaduta anni fa.

A metà marzo ho comprato il nuovo libro di Patricia Darré: “Il y a quelcu’un dans la maison” (“C’é qualcuno nella casa” ndr).

Non credo che in Italia sia già nelle librerie, ma son quasi certa che presto uscirà anche la versione italiana, probabilmente per i tipi della Rizzoli (che della Darré ha già pubblicato “Un soffio di eternità” ).

Questo suo nuovo lavoro io l’ho quasi finito; si legge velocemente, perché scorre: lei è una giornalista e sa come tenere alta l’attenzione del lettore.

Se siete interessati alle manifestazioni paranormali, alle storie di fantasmi, questo libro fa per voi. Fa per voi anche se siete semplicemente curiosi e avete una mente aperta a ciò che non rientra nelle cose tangibili e nelle storie di tutti i giorni.

Personalmente l’ho trovato interessante, ma forse il mio giudizio è favorevole per il semplice fatto che io credo a quello che Patricia Darré racconta e ci credo perché fin da quando ero poco più che una bambina so che le presenze delle persone defunte non sono un’attrazione da baraccone: i fantasmi esistono davvero.

Non prendetemi per matta e concedetemi almeno il beneficio del dubbio: il fatto che magari a voi non sia mai successo di vedere un fantasma non significa per forza che i fantasmi non esistano.

Mi sono capitati diversi casi in cui ho visto o comunque sentito delle presenze, ma uno in modo particolare mi ha colpita, per due motivi: il primo è che ho potuto essere utile a una persona che soffriva e il secondo è che non sono stata la sola a vedere quella presenza.

Ora vi spiego: mi trovavo all’Isola del Giglio, nella villa del padre di quello che all’epoca dei fatti era il mio compagno.

Lui era sempre stato ateo e decisamente razionale dal punto di vista di tutto ciò che riguardava i fenomeni paranormali.

Ricordo che quando gli raccontavo alcuni cose “strane” che mi erano accadute da ragazzina, mi guardava con l’aria di chi ha davanti una pazza.

Comunque, tornando a quello che accadde al Giglio: di solito quando andavamo in vacanza lì, noi due dormivamo nella depandance, in un lato appartato del grande giardino; ma quella volta era il week end di Pasqua e siccome si trattava di una riunione di famiglia, c’erano solo i parenti stretti e dunque c’era posto per dormire tutti all’interno della villa e così il mio ragazzo ed io fummo sistemati in una delle camere degli ospiti al piano di sopra.

Avevamo trascorso una giornata serena, in allegria e convivialità e poi ad una certa ora andammo tutti a dormire, tranquilli e rilassati.
Nel cuore della notte, però, io fui svegliata dalla sensazione che ci fosse qualcuno nella stanza: aprii gli occhi e vidi una luce azzurrina con in mezzo una figura bianca che stava sospesa in aria proprio sopra il nostro letto, spostata dalla parte dove dormivo io.

Rimasi a fissarla, senza capire bene, ma ricordo che, per quanto fossi sorpresa, non ebbi paura, perché non percepivo ostilità da parte di quell’immagine che stavo vedendo e che mi stava fissando: chiunque fosse non mi sembrava fosse lì per fare del male ed emanava una sensazione di pace e tranquillità.

Guardando meglio vidi che si trattava di un ragazzo e mi ricordava qualcuno, aveva un’aria familiare, ma non riuscivo a capire bene chi mi ricordasse, poi, all’improvviso non vidi più nulla, la figura sparì e io rimasi nel buio della stanza. Non mi mossi perché non volevo svegliare il mio compagno, però nella mia mente sentii che se avevo visto quello che avevo visto un motivo ci doveva essere, ed era sicuramente importante. Comunque alla fine la stanchezza e il sonno presero il sopravvento e mi riaddormentai.

La mattina seguente mi misi seduta nel giardino, su un grande sasso accanto alla piscina, riflettendo fra me e me su quello che era accaduto nella notte, ma avevo comunque deciso che non ne avrei parlato con nessuno, nemmeno con il mio compagno, perché ero sicura che tanto non mi avrebbe creduta; dopo poco però lui arrivò (si era svegliato più tardi  di me ed aveva appena finito di far colazione); ricordo che sollevai la testa e lo guardai e prima ancora che io dicessi qualsiasi cosa, lui mi fissò dritto negli occhi e mi disse: “Qualunque cosa fosse quella che c’era in camera ieri notte, l’ho vista anch’io”.

Aveva l’aria turbata, come tutti quelli che assistono per la prima volta a un fenomeno che non solo non sanno spiegarsi, ma che fino al giorno prima avevano sempre giudicato come frutto di fantasie squilibrate.

“Era sopra il letto e ci guardava”. Aggiunse.

Io gli risposi che sì, era così, ma precisai che sapevo che era un ragazzo molto giovane e che era morto da poco e la cosa che non mi tornava era che assomigliava tantissimo al figlio più piccolo di Paola, la cuoca che lavorava nella villa.

Gli dissi anche che se si era manifestato era perché voleva  qualcosa, di questo ero sicura, solo che non capivo come mai fosse così uguale ad un ragazzo che io sapevo essere vivo.

“Secondo te dovrei parlarne con Paola? Io lo farei, ma ho paura che mi prenda per matta e soprattutto non vorrei spaventarla, dal momento che il fantasma che abbiamo visto assomiglia tantissimo a uno dei suoi figli. Che faccio? Anzi, che facciamo? -dal momento che lo hai visto anche tu-.”

“Andiamo a parlare con Paola, non importa se ti prende per matta”.

Sapevo perché il mio compagno voleva che ne parlassi con la cuoca: voleva a tutti i costi dare una spiegazione a qualcosa che lui non riusciva a comprendere, ne aveva bisogno per la sua stabilità emotiva (e sinceramente lo capivo).

Personalmente, invece, volevo parlare con Paola perché speravo che in qualche modo lei avrebbe potuto dirmi qualcosa che mi avrebbe aiutata a capire cosa volesse quel ragazzo che si era manifestato la notte prima.

Perché io sapevo che quel ragazzo voleva qualcosa, non si era mostrato per il puro divertimento sadico di turbare il mio sonno, ne ero certa, lo avevo sentito molto chiaramente. Aveva bisogno di aiuto e secondo lui potevo darglielo e io infatti a quel punto avevo intenzione di aiutarlo, solo non sapevo come.

Entrammo in cucina e trovammo Paola intenta a preparare il pranzo di Pasqua mentre le sorelle del mio ragazzo stavano finendo di far colazione; aspettammo che fosse sola, cincischiando con chiacchiere su come si facesse il sugo al pesto.

Poi, quando rimanemmo soli con lei, io mi decisi a parlarle e con cautela le dissi: “Paola, che lei sappia, di recente, qui al Giglio è morto un ragazzo?”

Paola mi guardò incuriosita ma mi rispose subito: “Sì, un ragazzo di Grosseto è morto non molto tempo fa, in un incidente di moto; poi aggiunse: era un amico del mio figlio più piccolo”.

“Senta, non mi prenda per matta, ma io quel ragazzo l’altra sera l’ho visto e, non si spaventi, mi raccomando, però la cosa strana è che assomigliava tantissimo a suo figlio più piccolo”.

Paola non si scompose e mi disse: “il ragazzo che è morto assomigliava tantissimo al mio figlio più piccolo, infatti li scambiavano per fratelli. Sua mamma è disperata e non fa altro che far sedute spiritiche perché vuol entrare in contatto con lui, poverina: non trova pace”.

A quel punto io dentro di me sentii qualcosa, come una voce, e capii: capii perché quel ragazzo si era fatto vedere ed era venuto da me e come in automatico le dissi: “Paola, bisogna che lei dica alla mamma di quel ragazzo che deve smettere di fare sedute spiritiche.”

Paola mi interruppe e mi chiese: “Ma tu allora l’hai visto davvero? Perché sua mamma tenta da mesi di entrare in contatto con suo figlio, ma non ci riesce e spende anche un sacco di soldi da una medium che c’è qui a Grosseto e…”

A quel punto fui io a interrompere lei e le dissi decisa: “Deve dire alla mamma di quel ragazzo che suo figlio non vuole che lei continui a far sedute spiritiche; deve lasciarlo andare, perché lui ora sta bene, è in pace, ma vuole che anche sua mamma si dia pace. Le dica per favore che suo figlio le vuole bene ma ha bisogno che sua mamma lo lasci andare. Le dica di stare tranquilla, che suo figlio è nella luce e continuare a cercarlo lo disturberebbe, mentre lui invece ora è in pace e si è fatto vedere proprio perché io le dicessi queste cose da riferire alla sua mamma.”

Paola non mi prese per matta e disse che quel giorno stesso avrebbe telefonato alla mamma dell’amico di suo figlio; io mi sentii leggera, non per il fatto che Paola non mi aveva giudicata male, ma perché avevo fatto qualcosa di utile per due persone: un figlio e una madre disperata.

Tornammo altre volte al Giglio, ma quel ragazzo non lo vidi più: avevo fatto quello di cui aveva bisogno. Quanto al mio compagno, non pensò più che i fantasmi fossero roba da matti, almeno non finché restammo insieme.

Un’ultima cosa mi sento di aggiungerla: potete tranquillamente dubitare dell’esistenza dei fantasmi (anche se vi assicuro che esistono, perché davvero mi è capitato di vederli, più di una volta), ma se invece ci credete e magari avete bisogno di qualcuno che vi aiuti, dubitate sempre di quelli che per aiutarvi a “gestirli” si fanno pagare.

I medium seri offrono gratuitamente il loro aiuto (e questo è un altro motivo per cui il Patricia Darré mi piace:  non mi risulta che lei  si faccia pagare per le sue doti medianiche).

 

© Monica Cillario

 

 

 

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